C’è qualcosa di magnetico nei gettoni telefonici anni ’60 e ’70: li tieni in mano e, per un attimo, senti il rumore della cabina che si chiude, l’odore di metallo freddo e quella piccola ansia di “fare in fretta” prima che finisca il credito. Ed è proprio questo mix di nostalgia, dettagli tecnici e rarità che li rende, oggi, ricercatissimi dai collezionisti.
Un oggetto piccolo, ma pieno di storia
Prima dei cellulari, la chiamata pubblica era un rito. Il gettone era la chiave: robusto, pratico, fatto per passare di mano in mano, cadere, graffiarsi, vivere. E forse è per questo che quando ne trovi uno in un cassetto sembra quasi un reperto di famiglia, un frammento di quotidiano che non torna più.
Nel mondo del collezionismo, questi pezzi attirano perché raccontano un’epoca in cui la comunicazione era più lenta, ma spesso più intenzionale.
Le caratteristiche che li rendono “diversi” (e desiderabili)
I gettoni di quegli anni si riconoscono quasi a occhi chiusi, soprattutto se li confronti con oggetti più moderni. Le differenze principali sono concrete, fisiche.
- Materiali variabili: spesso metallo, ottone o alluminio, scelti per durata e resistenza.
- Dimensioni e spessore: in genere più grandi e più spessi, con una presenza “importante” in tasca.
- Segni di produzione: piccole imperfezioni di conio, micro-difetti, variazioni di bordo o incisione, dettagli che per un collezionista non sono difetti, ma impronte di autenticità.
- Design e marcature: numeri, sigle, nomi di produttori e talvolta simboli, che trasformano un semplice disco in una sorta di documento industriale.
Sigle e numeri: il codice che devi imparare a leggere
La parte più divertente, almeno per me, è quando inizi a “decifrare” il gettone. Molti esemplari riportano sigle identificative e sequenze numeriche come 6001, 7607, 7809, 7905. Spesso queste cifre sono legate a periodo e lotto di produzione, e diventano utilissime per collocare il pezzo nel tempo.
Poi ci sono le sigle o i nomi legati al mondo delle telecomunicazioni e dei produttori, per esempio SIP, Stipel, UT, IPM. Non è solo estetica: è un modo per capire contesto e provenienza, e talvolta individuare varianti più rare.
Un altro dettaglio che molti ignorano è l’evoluzione del valore nominale delle chiamate pubbliche: si passò, nel tempo, da 30 lire (fine anni ’50) a 50 lire (inizio anni ’70), fino a 100 lire (anni ’80). Il gettone, in pratica, accompagna l’inflazione e i cambiamenti sociali.
Perché alcuni valgono molto più di altri
Qui entra in gioco la regola d’oro: contano rarità e conservazione. Un gettone comune, anche se “vintage”, può valere poco. Ma alcune combinazioni di sigla, anno, variante e stato possono far salire la richiesta.
I principali fattori che spostano il prezzo sono:
- Stato di conservazione (graffi, usura, colpi, leggibilità delle scritte).
- Rarità della sigla o del lotto.
- Errori e particolarità di produzione (se riconosciuti come variante).
- Domanda del mercato (che si vede bene anche dagli annunci online e dalle aste).
Valori indicativi: cosa aspettarsi davvero
È facile imbattersi in cifre sensazionali. Nella realtà, la maggior parte dei gettoni si muove su valori più “terreni”, ma con alcune eccezioni interessanti. Ecco una sintesi orientativa, sempre da leggere come stima, non come listino fisso.
| Esempio (sigla/modello) | Periodo | Stima indicativa (in base allo stato) |
|---|---|---|
| ESM 6001 | 1960 | circa 10 € |
| 7607 | anni ’70 | 10-30 € |
| 7809 | 1978 | 5-15 € |
| 7905 | 1979 | circa 15 € |
| Serie come 6504, 7304, 7110, 7704 | anni ’60-’70 | 45-70 € |
I pezzi davvero eccezionali, soprattutto molto antichi o particolarissimi, possono arrivare più in alto, ma lì entrano in gioco perizia, provenienza e canali d’asta specializzati.
Se vuoi iniziare, fai queste tre cose semplici
- Confronta: metti insieme più gettoni e osserva differenze di spessore, bordo, incisioni.
- Documenta: fotografa fronte e retro, annota sigle e numeri, ti aiuterà a riconoscere varianti.
- Chiedi una valutazione seria: un esperto o un’asta di settore può evitare illusioni e, a volte, farti scoprire che quel “dischetto” non è affatto banale.
Alla fine, il bello è proprio questo: i gettoni telefonici non sono solo oggetti da vendere o comprare. Sono piccoli interruttori della memoria, e quando ne trovi uno raro, ti sembra quasi di sentire la linea che prende, con quel leggero fruscio di un’altra epoca.


