C’è un momento, quando ti capita di vedere una cavalletta rosa tra l’erba, in cui il cervello si inceppa un secondo. Sembra uno scherzo, un giocattolo caduto da una tasca, oppure un fiore che cammina. E invece no: le cavallette rosa esistono davvero, sono rare (circa 1 su 500), e quel colore così “carino” è, paradossalmente, una condanna.
La cavalletta rosa esiste davvero (e non è una nuova specie)
La prima cosa da chiarire è questa: non stiamo parlando di una specie esotica appena scoperta. È una cavalletta “normale” che, per un motivo preciso, nasce con una colorazione insolita.
Questa rarità è stata osservata e descritta da tempo, già alla fine dell’Ottocento, quando nel 1887 vennero documentati casi che fecero discutere naturalisti e studiosi. All’epoca si ipotizzava di tutto, oggi la spiegazione è più chiara e affascinante.
Il segreto del rosa: l’eritrismo
Il colore rosa deriva da una mutazione genetica naturale chiamata eritrismo. In pratica, l’insetto produce una quantità anomala di pigmenti rossi che finiscono per “coprire” il verde tipico.
È un po’ come se la natura avesse spinto troppo una manopola: invece di un verde perfetto per sparire tra foglie e steli, compare un rosa acceso che spicca come una bandierina.
Punti chiave da ricordare:
- l’eritrismo non è una tintura, né un effetto ambientale “temporaneo”
- è una mutazione genetica, quindi può apparire casualmente in popolazioni normali
- si nota spesso negli esemplari giovani, anche perché molti non arrivano all’età adulta
E qui arriviamo alla parte più importante, quella che spiega perché quel colore è davvero un problema.
Perché quel rosa è un “grave problema” per la sopravvivenza
In natura, il colore non è estetica. È strategia. È sopravvivenza. Una cavalletta verde ha un vantaggio enorme: può restare immobile e diventare praticamente invisibile.
Una cavalletta rosa, invece, è come un punto evidenziatore su un prato. Per un predatore è un invito.
Predatori e mimetizzazione: il conto è subito salato
Il rosa compromette la mimetizzazione, e questo significa:
- più facile da individuare per uccelli
- più esposta a rettili e piccoli mammiferi
- meno probabilità di riprodursi, perché spesso non raggiunge l’età adulta
È un caso in cui la rarità non è un superpotere, ma una fragilità. E la catena alimentare non fa sconti: se sei visibile, sei vulnerabile.
Un simbolo involontario della fragilità ambientale
C’è un altro dettaglio che rende queste cavallette ancora più “importanti” di quanto sembri: le cavallette e i grilli, in generale, sono tra i gruppi con rischio di declino ed estinzione più elevato in molte aree del mondo, Europa e Asia incluse.
Le cause sono quelle che ormai sentiamo ripetere spesso, ma che qui diventano concretissime:
- agricoltura intensiva e semplificazione degli habitat
- uso di pesticidi
- deforestazione e perdita di zone erbose
- cambiamenti climatici che alterano stagioni e cicli riproduttivi
E siccome sono una base fondamentale della catena alimentare, quando loro diminuiscono, l’effetto rimbalza su chi dipende da loro. Meno cavallette significa meno cibo per uccelli, rettili e altri animali, quindi un equilibrio più instabile nell’intero ecosistema.
In fondo è la logica dell’ecosistema: togli un ingranaggio piccolo e all’inizio sembra non succeda nulla, poi inizi a sentire il rumore della macchina che fatica.
Avvistamenti: dove compaiono e cosa sappiamo sull’Italia
Gli avvistamenti di cavallette rosa tendono a diventare virali proprio perché sono sorprendenti. Negli ultimi anni sono state segnalate, per esempio:
- in Texas, da un appassionato che l’ha notata tra la vegetazione
- in un giardino in Galles, dove il contrasto con il verde era impressionante
In Italia, non ci sono notizie consolidate di cavallette rosa “famose” o ricorrenti. Qui, semmai, fanno notizia altri fenomeni: le invasioni di specie comuni che possono danneggiare le colture. Ma vale la pena ricordare che il nostro Paese ospita oltre 300 specie tra cavallette e grilli, mentre in Europa se ne contano più di 1000. Tante, adattabili, eppure vulnerabili.
Cosa ci insegna davvero una cavalletta rosa
Vederne una è come aprire una finestra su due storie insieme: la meraviglia della genetica e la durezza della selezione naturale. Da un lato la mutazione, dall’altro la regola spietata della mimetizzazione.
Quindi sì, la cavalletta rosa è rara. Ma il punto non è collezionare rarità. Il punto è capire che quel rosa, così appariscente, racconta quanto sia sottile il confine tra adattamento e pericolo, e quanto gli equilibri naturali, oggi, siano più delicati di quanto immaginiamo.




